La chiesa di Sant’Angelo: uno scrigno di tesori
Per volere del governatore Ferrante Gonzaga e su progetto dell’architetto Domenico Giunti, la posa della prima pietra della chiesa di Sant’Angelo risale al 1552, quando la costruzione delle mura spagnole imponeva ormai la distruzione del precedente convento francescano di Sant’Angelo e dell’annessa chiesetta di Santa Maria degli Angeli, costruiti più di un secolo prima vicino alla Martesana. Da allora, la storia del complesso visse alterne vicende: dal trionfo delle decorazioni manieriste e barocche alla ripetuta cacciata dei frati a causa delle soppressioni degli ordini religiosi nel corso dell’Ottocento, dal rinnovamento di chiesa e convento negli anni Trenta del Novecento sino ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Camminando nella suntuosa navata della chiesa, si respira la storia secolare dell’edificio religioso, strettamente intrecciata ai fatti di cui tutta Milano fu protagonista, a volte suo malgrado.
I dipinti che ornano gli spazi della chiesa – nelle numerose cappelle, nel presbiterio e nella preziosa sagrestia, eccezionalmente visitabile durante il nostro tour guidato – recano la firma dei migliori artisti operanti a Milano tra la fine Cinquecento e il Seicento: Peterzano, primo maestro di Caravaggio, Vincenzo Campi, i Procaccini, il Nuvolone, Morazzone, il Legnanino. Fra i temi ricorrenti di molte decorazioni compaiono, frequentissime, le figure degli angeli, con riferimento al nome della chiesa e al suo antenato francescano, la Porziuncola di San Francesco d’Assisi. Fra i tesori di Sant’Angelo impossibile non notare, infine, il gigantesco organo Tamburini, composto da cinque corpi posizionati fra transetto e abside della chiesa e tuttora perfettamente funzionante.
Il chiostro dell’Angelicum, capolavoro di Gerolamo Muzio
Splendidi cicli di affreschi, ad opera dei Procaccini e del Morazzone, ornavano pure il monumentale monastero originario, annesso alla chiesa di Sant’Angelo e articolato in tre chiostri, il cui degrado fu inevitabile a fronte del ripetuto abbandono dei frati nel corso dell’Ottocento. Al posto del monastero cinquecentesco, oggi sorge però una delle opere più compiute di Giovanni Muzio: il convento dell’Angelicum, la cui costruzione fu avviata nel 1939 e, dopo i danni bellici, portata felicemente a termine nel 1958.
La rigorosa geometria del chiostro e l’uso del tipico laterizio lombardo ben raccontano il linguaggio dell’architetto che fu anche artefice del Palazzo dell’Arte (sede della Triennale), sempre sospeso fra tradizione e modernità. Il nuovo progetto non solo intendeva fornire ai frati uno spazio tranquillo e silenzioso per la conduzione della vita monastica nel cuore frenetico della città di Milano, ma creare anche un innovativo centro culturale, dotato di una biblioteca e di un teatro. I due luoghi ancor oggi ricoprono un ruolo nevralgico per l’intero complesso: il teatro, come sede di concerti, spettacoli, congressi ed esposizioni, e la biblioteca, scrigno di un incommensurabile patrimonio librario fatto di manoscritti, incunaboli e volumi moderni.